Chi non lo ha sperimentato potrebbe affermare che l’approccio “Agile” al lavoro sia un approccio un po’ sconsiderato e destrutturato.

 

Ma quanto è opportuno cambiare completamente un’organizzazione in onore dell’approccio “Agile”? è possibile? funzionerà? La risposta non è facile, ma può aiutarci a rispondere il capire cosa si può ottenere con questo metodo.

 

È difficile cambiare radicalmente approccio, quando sei abituato a lavorare con determinate metodologie. Passare al lavoro Agile, se non lo hai mai fatto, comporta uscire dalla tua zona di comfort ed entrare in un mondo nuovo, in cui perdersi è il rischio più comune. Per superare questo test, è necessario eliminare quella paura e per farlo è indispensabile capire qual è il fine di questo metodo e come può contribuire a migliorare le prestazioni dei team, per ottenere il massimo impatto possibile sui clienti, oltre a maggiori benefici per la propria organizzazione e di conseguenza per sé stessi.

 

Il termine Agile è stato recentemente incorporato nel nostro gergo, sia come modo per raggruppare metodologie o tecniche (Scrum, XP, Kanban, Lean, ecc.) che si contrappongono ai metodi di sviluppo tradizionali, sia come forma da applicare al di fuori dall’ambito dello sviluppo.

 

Se pensiamo al contesto storico possiamo dire che la metodologia Scrum nacque negli anni ’80 in Giappone e negli Stati Uniti come modo per ottimizzare i processi di produzione industriale (Honda, Xerox, HP, ecc.). Successivamente tra il 1993 e il 1995 Ken Shawber e Jeff Shuterland formalizzarono l’applicazione della metodologia Agile allo sviluppo di software, per poi pubblicare nel 2001 insieme ad altri firmatari il Manifesto Agile che, da allora, è stato applicato in progetti che hanno un alto grado di incertezza nell’azienda o per i clienti. La differenza è che oggi si sta espandendo e applicando a progetti sempre più variegati, oltrepassando i confini dello sviluppo software e delle catene di produzione.

 

Il metodo Agile, quindi, ti darà una serie di strumenti per aiutarti a cambiare il modo in cui concentri il tuo lavoro e la forma con la quale ti relazioni con l’ambiente esterno, al fine di generare il massimo valore nel più breve tempo possibile e poter apprendere in maniera continua. Se con i metodi tradizionali sei in grado di ottenere questo e vincere la concorrenza, hai quello che ti serve. Se, al contrario, noti che davanti a te vi sono altri concorrenti, significa che l’approccio che stai utilizzando non è del tutto efficiente e a questo punto il metodo Agile fornisce i migliori strumenti per aiutarti a competere e generare il più grande impatto sui clienti: ottenere maggiori ricavi al minor costo possibile.

 

C’è, a questo punto, una posizione netta da prendere sul fatto che sembrerebbe che pianificare non sia Agile. Basta leggere attentamente il quarto principio del manifesto, ossia “rispondere al cambiamento più che seguire un piano prefissato” e ciò significa semplicemente che prevale l’adattamento rispetto al piano, ma non dice “adattamento al posto di tracciare un piano” come solitamente viene inteso.

 

Va chiarito, infatti, un aspetto curioso o una leggera “contraddizione” dell’approccio Agile: come contrappunto alla sua flessibilità come forma di applicazione e adattamento alle organizzazioni, una volta implementata, l’applicazione di ruoli e artefatti definiti deve essere rigorosa. Anche se a volte è possibile incorporare determinate dinamiche ed artefatti Agili senza modificare le metodologie di sviluppo utilizzate, con l’obiettivo di migliorare il lavoro di squadra, la scalabilità o l’efficienza, dovrebbe essere chiaro che i fondamenti del sistema Agile non vengono effettivamente applicati.